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  • Dafne Salis

Buona Giornata Internazionale della Donna 2021.


Quest'anno vorrei ricordare il patriota femminista Salvatore Morelli, che nel 1867 scrisse il testo della prima proposta di legge italiana a favore dell'emancipazione femminile.

Il contesto culturale di oggi è diverso da allora, e il ricordo di Salvatore Morelli come prima persona in Europa ad aver avanzato formalmente la richiesta dell'abolizione della schiavitù della donna non vuole essere un nostalgico ritorno alle origini, o a discorsi ormai superati e lontani, ma un festeggiamento per la strada fatta da allora, ricordando le persone che, come Morelli, con forza ed audacia hanno rivendicato cose impensabili per il contesto storico in cui si trovavano.


A seguire, ho trascritto il testo della proposta di legge, presentato prima dell'avanzare del colonialismo e del razzismo, che tanto pesano sui discorsi riguardo la rappresentazione femminile odierna. Il testo si sviluppa all'interno di un contesto in cui i doveri dell'uomo e della donna sono stabiliti a prescindere dalle inclinazioni e desideri personali e sono volti ad un non meglio definito progresso della patria. Ovviamente la famiglia è eteronormata ed è considerata la spina dorsale del nazionalismo dell'epoca; gay, lesbiche e trans rimangono invisibili.

Morelli rivendica per la donna la stessa dignità assegnata all'uomo pur con compiti diversi nella società; chiede per lei un'uscita dall'isolamento domestico e una partecipazione reale nella cosa publica, nonché riconoscimenti economici nella gestione della cura domestica ed educazione dei figli. Insomma, sembrerebbe voler elevare la condizione giuridica, politica ed economica della donna, riconoscendole pubblicamente il valore del lavoro svolto.


Le sue richieste, le sue parole vengono da un corpo -il suo-, da una vita spesa a servizio del prossimo: tra le pubblicazioni a sostegno della causa femminista si trova La donna e la scienza o la soluzione del problema sociale, publicato nel 1861, otto anni prima della pubblicazione del saggio di Stuart Mill La Servitù delle Donne.

Ecco, auguro a me per prima, e a tutt* di trovare la stessa forza per portare avanti le battaglie per i nostri prossimi, per far sì che tutt* abbiano non solo voce ma anche forza sociale, politica ed economica.


Buona festa della Donna!





"Onorevoli signori,


una delle ragioni per le quali l’umanità o non cammina, o procede troppo dubbiamente sulla via del progresso, è appunto quella di aver spostato con artificiosi sistemi le cose dalla loro fede naturale, e di non aver assegnato a ciascuna di esse la forza dei rapporti che le compete. Sicché l’opera del legislatore filosofo per essere oggidì veramente riparatrice e promuovere il benessere delle Nazioni, fa mestiere che miri allo scopo d riordinare elementarmente la spostata situazione giuridica degli enti sociali, e compie la parte che gli conviene nel lavoro razionale della vita, individuale e collettiva.


E’ per questa considerazione, che io, scorgendo nella Camera la generosa tendenza a migliorare le sorti d’Italia, con leggi provvide e conformi alla migliore iniziatrice della terza civiltà del mondo, oso presentare alla fine considerazione il presente schema di legge riguardante i Diritti della Donna. Imperocché son convinto, che la sua anormalità giuridica sia germe al disordine, alle degenerazioni ed alle lotte deplorabili nelle quali non pure Italia, ma la più grande parte della umanità gema fatalmente da secoli.


Io potrei riassumere in pruova dei miei detti, una serie infinita di fatti incontestabili narrati dalla storia, ma per non peccare d’importunità verso i sapientissimi miei colleghi rappresentanti, ai quali finché a me stesso sono noti, e per non prolungare la discussione sopra un argomento che la forza dell’intuito appalesa vero a tutti, mi limito a certe considerazioni cardinali che bastano da sé stessi a convincere della necessità di provvedimenti istantemente con un atto legislativo.


Voi, Signori, non potrete sconoscere nella Donna tutte le condizioni che costituiscono nell’uomo la personalità giuridica, e che ammesse queste condizioni non pure si ha il diritto di riconoscerle, ma di garantirne lo svolgimento.

Se l’umanità ha lavato con torrenti di sangue nell’ultima guerra americana, l’obbrobrio della schiavitù de’ Neri, come può Ella mai conferire più a lungo la schiavitù della Donna, la quale è la più importante varietà dell’essere umano, anzi è la esecutrice, la educatrice, et il movente perpetuo di quest’essere? Come può consentire che Colei che deve riscuotere maggior rispetto nella casa e nella società rimanga destituita de’ diritti civili e politici accordati a coloro che ne riconoscono la supremazia e la chiamano con il nome di Donna, Signora? Come può consentire che si neghino a Lei causa, le prerogative accordate dalla Legge all’uomo effetto della sua contemplazione creativa?

Noi spesso deploriamo ne’ cittadini violazione al diritto ed inadempienza del dovere, ma non sappiamo determinare l’origine di questi trascorsi, che disturbano l’ordine civile.


Ebbene signori, quei trascorsi mettono capo nel disprezzo sistematico, nel quale la società viziata da pregiudizi ha mantenuto finora il diritto della Donna. L’uomo che è mosso da Lei al bene ed al male, non poteva riceverne l’ispirazione al rispetto del proprio diritto e dell’altrui, quando ella lo vede sconosciuto, e manomesso in lei medesima. Quindi da ciò deriva l’inadempienza al dovere, perché, se la società non lo adempie verso di lei, tanto meno ella può ispirare l’uomo ad adempierlo verso altrui. I figli che crescono nelle braccia delle madri schiave, improntano nell’anima una certa passività che rimane incancellabile e li accompagna per tutta la vita, anche quando nella condizione di uomini cominciano a godere di certe garanzie all’esercizio dei propri diritti ed alla propria libertà. L’uomo stesso che si connubia alla Donna, per quella influenza naturale che esercita su di Lui, o nascente, o irritata dalla privazione dei diritti, trova in Lei un serio ostacolo che gliene impedisce l’esercizio, lo assomma, e quando dovrebbe concorrere volenteroso al bene della Nazione all’urna, o pel bene della città al Municipio, egli orgogliosamente o per preconcetto manca al dovere patriottico con grave danno della cosa pubblica.


La chiesa ed il Dispotismo, corruttori dell’umanità, quando hanno sentito parlare di moralità e di virtù dell’uomo non se ne sono troppo allarmati, perché il vero uomo, il più potente uomo, l’ Ercole della casa che si chiama Donna, destituita di diritto, di dignità, e d’intelligenza, era un perenne lievito di corruzione e la sua schiavitù neutralizzava agevolmente nell’uomo l’entusiasmo della virtù.

Oltre a queste considerazioni, ve ne hanno delle altre che riguardano la giustizia, la decenza e la moralità sociale.


Come in tutti i paesi del mondo, in Italia la Donna è considerata come l’uomo quando deve fare dei sacrifizii verso il Comune o verso lo Stato.

Ella deve pagare tutti i balzelli che impone il governo, ella deve amministrare i figli alla leva, ella deve dare gli alloggi ai militari, ella deve essere sottoposta a processo, e catturata se delinque, l’equivalente di tutti questi pesi, di tutte queste gravezze deve essere la ridevole ricognizione di qualche prerogativa giuridica messa nel Codice per ischerzo e la irriconoscenza totale di diritti civili e politici coerenti alla personalità di ogni cittadino italiano. Bensì la Donna nella casa non ha nome, nel suo Municipio non ha rappresentanza, nella Provincia non ha rappresentanza, negli uffici pubblici non ha accesso veruno, dalle cattedre viene esclusa, dall’urna viene esclusa, nello Stato non balena mai la sua figura come altrove, di onori pubblici, e nel merito civile non le è fatto mai largizione. Se è incontrata sola per via un G. di S. S. può impunemente catturarla fatto pretesto di meretricio e condurla né fifilicomè per essere sottoposta alla più turpe delle violenze, e quindi rimanere schiava in quella vergogna del secolo importataci dalla bastarda civiltà straniera, che chiamano lupanai ufficiali.


Così questa grande leva della decadenza e della civiltà e de’ popoli rimane ingratamente destituita d’ogni garanzia, e nelle sere ore malinconiche maledice la società; ed i legislatori che la tengono in una schiavitù di cui nei riflessi del suo senso comune sente tutto il peso e l’intensità dolorosa.


Signori, dopo tutto questo io vi metto innanzi uno dilemma: la Donna la intende per cosa o per persona? Riconoscete o negate in lei le facoltà tutte che possiede l’uomo? Ammettete o negate in lei l’identità del tipo? Ammettete o negate in lei la medesima destinazione con l’uomo? Se riconoscete la Donna per persona, se ammettete in lei le stesse facoltà che possiede l’uomo, se riconoscete in lei l’identità del tipo, rivestito del prestigio della genitura che la rende più maestosa e solenne, se ammettete nello svolgimento delle sue facultà, come ricomanda il buon senso, la ragione e la storia, comune destinazione con l’uomo, quale argomento potrebbe affacciarsi per negare alla creatrice dei cittadini la giuridica caratteristica di cittadino? Alla madre degli Elettori, dei deputati de’ Ministri il diritto di portare il voto all’urna, e di esercitare le altre prerogative politiche concesse all’uomo, suo compagno?


Signori, coloro che si opponessero a questo atto di giustizia verso la schiava bianca, che ci dà la vita, ci educa, e ci muove dal nascere al morire, non potranno che essere gli Eunuchi del Concilio di Trento, ma voi sapientissimi che vedete in questo rialzar della Donna, un incremento di forza, di attività e di intelligenza nell’uomo individuo e collettivo, voi non farete frà pusilli che da quest’atto profetizzano disordine nella famiglia e nella società. Il disordine e l’anarchia sono oggi in permanenza, ed accennano ad un decadimento progressivo, questo perché la Donna che è il primo ente della vita domestica, è destituita de’ suoi diritti e soggiace schiava e ignorante alla prepotenza dell’egoismo virile.


I disvolenti addurranno certo, che accordando questi diritti alla Donna, esse si svierebbe dalla cura domestica e dall’allevamento ed educazione de’ figliouli cui è principalmente chiamata dalla Natura.

No, dico io, ella ubbidiente purtroppo alle leggi del dovere, tralascerebbe tutto, come tralascia il teatro ed altre vanità, quando la sua natura suprema legislatrice le impone (doveri – aggiunto dopo) esclusivamente dedicare agli ufficci domestici. Questo anche avviene pe’ padri di famiglia: essi non vanno all’urna e mancano a’ doveri civili e politici, quando intime necessità ne fanno loro divieto.


Poi, io domanderei a Signori che veggono il finimondo nella reintegrazione de’ diritti civili e politici della Donna: Dalmedio Evo in qua la Donna ha conseguito qualche diritto. Ebbene, quale detrimento ne ha avuto la famiglia e la società! _ Eccoli _ voi le avete imparato a leggere, ed essa vi à diretto meglio la Casa, vi ha educato meglio i figliouli, e vi ha aiutato col suo entusiasmo alle imprese della emancipazione nazionale. Voi le avete dato posto nelle listel dello Stato Civile, l’avete ammessa ad ereditare, ed essa vi ha generosamente risposto, facendo balenare nella famiglia un certo sentimento di dignità, vi ha mitigato i costumi, vi ha migliorato la economia. Che cosa dovete attendervi dunque dalla sua totale emancipazione? Moralità, sapienza, forza, ricchezza, Ordine, Dignità, coscienza del diritto e del dovere e sviluppo di tutti quei beni che

rimasero un desiderio vacuo per gli individui e per le nazioni, dacché la Donna degradata e ridotta letame, invece di generare uomini, venne condannata dalla sociale ingiustizia a generare funghi!


Un’ altro argomento su cui si appoggeranno gli oppositori, sarà quello della opportunità. Essi vi diranno: ma noi siamo ancora immaturi, i nostri costumi non permettono questa riforma.

E giusto perché siamo immaturi, bisogna riformare, onde raggiungere la maturità. Quale gente più immatura de’ Negri alla libertà, quando per mantenersi schiavi hanno versato fiumi di sangue ed hanno massacrato i maestri di scuola, che sentivano la carità civile d’illuminarli? Con tutto ciò, la coscienza della civiltà americana, che riconosceva il bisogno morale di effettuare quella grande riforma, gliel’à imposta colla forza , e vi è rimasta benedetta da tutto il genere umano.

Il giorno in cui, onorevoli signori, sarà emanata la legge che eguaglia la Donna nell’esercizio de’ doveri civili e politici, tornerà il rispetto scambievole frà coniugi; l’uno guarderà nell’altro non lo schiavo od il padrone, ma il compagno amoroso della sua vita, e questa armonia domestica dislagandosi nella società, scancellerà quelle uggie spesso fomentate dalla Donna schiava, che rendono l’uomo omicida, ed assassino dell’altro uomo.


Signori, voci dall’America, voci dall’Inghilterra, voci dalla Germania e dalla Francia, voci da tutti gli angoli della nostra Penisola si elevano per reclamare la soluzione di questa questione umanitaria, e già qualche parlamento ha proposto l’ammissione della Donna al voto politico. Vi lascerete voi scappare di mano l’iniziativa di questa grande riforma? Toglierete voi all’Italia vostra la gloria di essere la prima ad abolire questa turpe schiavitù? Io non l’immagino, e con piena fiducia mi aspetto dalla vostra saggezza, dalla vostra giustizia, dal vostro spirito di umanità, l’approvazione del disegno di legge che ho l’onore di presentarvi, il cui ultimo articolo quantunque sembri ridondante, pure ha un ligame intimo coi vantaggi che si attendono dalla emancipazione della Donna. Imperocché mira a correggere un’errore del secolo materialista, il quale spende e spande per migliorare le razze de’ cavalli e de’ bestiami, nulla poi curandosi della crescente degradazione della razza umana. _


Progetto di Legge


Art. 1: Riconoscendo nella Donna identità di tipo e facoltà eguali all’uomo, giustizia vuole che essa sia eguagliata al medesimo nei diritti civili e politici.

Quindi le Donne italiane nella pubblicazione di questa legge sono facultate ad esercitare i diritti civili e politici nello stesso modo, e con le medesime condizioni che li esercitano gli altri cittadini del Regno D’Italia.


Art. 2 Le divergenze degli interessi, che potranno verificarsi nel passaggio dal vecchio a questo a questo nuovo regime, verranno composte ed ordinate da appositi decreti.


Art. 3 Tutte le disposizioni del Codice ed altre leggi suppletorie che circoscrivevano e limitavano i diritti della Donna, rimangono abolite.


Art. 4 Le Donne italiane che si mostreranno più diligenti nel miglioramento della Razza umana, dando alla Patria figli eredi di belli e robusti tipi, e li educheranno in modo da farli divenire eroi, pensatori e produttori distinti, avranno conferita dallo Stato, titoli d’onore, pubblici uffizi, ed anche pensioni vitalizie, secondo il maggior bene che hanno arrecato con la loro opera.


Firenze 18 Giugno 1867

Salvatore Morelli.'



Non solo la legge nel 1867 non è passata, ma non è nemmeno stata ammessa alla lettura nella Camera.




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