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  • Dafne Salis

A proposito di cartoline: Calendario Codacons 2021, riflessioni a caldo.

Updated: Mar 5

Vorrei fare una sintesi dei pensieri che mi frullano in testa dopo aver visto il calendario della codacons e dopo aver letto qualche post in giro tra facebook e twitter in cui il Codacons risponde ad alcune riflessioni/quesiti/posizioni che alcuni utenti manifestano.

Con rammarico però noto che alcuni temi, che a me sembrano comunque centrali, non siano usciti (o io non sono stata capace di intravvederli in quei post che ho incontrato.)

Limiterò i miei commenti alle cose che mi premono di più, anche se sicuramente qualcosa resterà fuori dalle riflessioni per motivi di tempo.


Vorrei innanzitutto dire che a mio parere il calendario può essere analizzato sotto diversi aspetti, ragion per cui vorrei iniziare con un ragionamento per assurdo. Vestiamo le donne nelle immagini, lasciamo le mascherine, che indicano il covid e cominciamo ad analizzarlo così.

Dal sito del Codacons si legge che il calendario è chiamato ‘Italienza’, crasi tra le parole Italianità e Resilienza. Nel titolo ‘è racchiuso il significato del progetto dedicato alla voglia di riscatto del Paese alle prese con la pandemia.’ (https://codacons.it/calendario-codacons-2021-vota-la-tua-foto-preferita/)

  1. Italianità, per chi ha approvato il calendario, chiaramente non comprende l’avere la pelle nera. Tutte le modelle scelte per riassumere l’essenza di italianità, sono bianche, forse settembre ha la pelle un pò olivastra, ma si poteva fare meglio. Gli utenti e consumatori italiani non sono forse anche neri? Non speriamo, per la nostra voglia di riscatto, il futuro di un’Italia più in grado di integrazione? (O forse dovrei dire solo riconoscimento del dato di fatto che Italiani sono pure quelli con la pelle nera?)

  1. Resilienza. Ora, resilienza vuol dire ‘capacità di una materia vivente di autoripararsi dopo un danno, o quella di una comunità di ritornare al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che ha modificato quello stato.’ - Wikipedia-Siamo sicuri di voler tornare allo stato iniziale? Siamo sicuri di voler tornare, dopo la pandemia a prima della pandemia? O vogliamo cercare di migliorare il nostro stato? E, sempre perchè di donne si parla, siamo sicuri che proprio le donne siano state le più capaci di resilienza durante la pandemia? ‘Dal rapporto di Bankitalia emerge un’altra conferma: le conseguenze occupazionali dell’emergenza sanitaria hanno colpito di più i giovani e le donne. ‘(Sole 24H; https://www.ilsole24ore.com/art/lavoro-pandemia-penalizza-piu-sud-giovani-e-donne-ADYQj3y?refresh_ce=1 accessed 15 dec. 2020)E ancora: 'Covid, su 100 posti di lavoro persi il 55% è di una donna: la pandemia travolge il lavoro femminile.' (Il Messaggero, 31 ottobre 2021; https://www.ilmessaggero.it/mind_the_gap/covid_lavoro_posti_persi_donne_disoccupazione_crisi_news-5557663.html) Etc. Per cui, cosa intendeva Codacons quando ha scelto la parola resilienza? Le disuguaglianze che esistevano prima hanno inasprito ancora di più le condizioni odierne. Forse chi ha scelto la parola resilienza intendeva una più comune resistenza? Anche in questo caso, non sono sicura che il messaggio sia positivo. Resistenza cosa vorrebbe dire, se tiriamo in ballo le donne e la pandemia? Le donne sarebbero un esempio di come il sacrificio sia possibile senza che le sacrificate abbiano a che dire? E’ questa la resilienza che il Codacons ha in mente per i suoi utenti? Si torna a stare peggio e tutti zitti?


E ora passiamo alle immagini, molte cose sono già nei commenti di tante e tanti che ho letto: i corpi tutti uguali, omologati, l’inclusione di una(!) signora più avanti con l’età su dodici possibili. (Ho letto che è stata scelta per rappresentare che l’implacabile Covid non fa distinzione d’età - ma proprio per questo perchè non scegliere 5 ultraottantenni 4 settantenni 2 sessantenni e una giovanissima?) La signora che stoicamente e stereotipicamente fila a maglia qualcosa di verde bianco e rosso! La nudità, che su un calendario fa riferimento ad immagini erotiche dei calendari Pirelli e GQ anni ‘90. La votazione della foto più bella. E tanto altro.


Di certo le immagini non parlano di una donna emancipata. Le posizioni in cui sono costretti i corpi delle malcapitate, non sembrano suggerire un dialogo alla pari con chi le guarda. Molte di loro non guardano in camera, anzi, la maggior parte ha lo sguardo che punta più in basso del punto di vista della macchina fotografica (che coincide con lo sguardo dell’osservatore), la testa inclinata verso il basso. E questo, per chi non è un esperto di immagini, suggerisce implicitamente un rapporto di potere per cui chi guarda ha più potere di chi è guardato. Ovviamente se l’oggetto dello sguardo (il corpo di una donna o di un uomo) rispondesse con uno sguardo dritto in camera, allora ci sarebbe perlomeno un tentativo di bilanciare le posizioni del guardato e del guardante. Alcune nemmeno guardano verso l’obiettivo, distratte nel loro mondo, offrendosi come corpo-oggetto a chi le guarda.


Ho letto che Codacons per rispondere agli infuriati si è difeso con due argomenti: il primo è che il nudo in questione deve considerasi artistico, il secondo, che il calendario è stato fatto da una donna, che offriva la sua rappresentazione. Anche su queste due affermazioni vorrei esprimere la mia perplessità.


Il fatto che la storia dell’arte sia piena di corpi nudi femminili non significa che esista un tipo di nudo scevro da erotismo, ma che la nostra società è talmente patriarcale da accettare senza problemi che un essere umano possa eroticamente oggettivizzare il corpo di un altro essere umano e questa immagine ricevere un posto nei musei più importanti del mondo occidentale. (Le Guerrilla Girls ne hanno fatto una battaglia)

Leggendo Way of Seeing di Berger per esempio, si ha un’idea di come molta arte sia stata creata per dare piacere agli occhi di uomini eterosessuali attraverso la creazione di immagini in cui le donne sono nude e disponibili a farsi guardare. Questa operazione erotica però, e il potere di seduzione ad esso legato, non deriva dall’azione emancipata della donna in questione, che decide di utilizzare il suo corpo a suo piacimento, ma storicamente è l’occhio dell’uomo (committente e pittore/artista) che utilizza e dispone del corpo della donna come vuole, maneggiando lui l’erotismo di lei, depauperandola di un potere che avrebbe lei e comportandosi con lei come se fosse priva di soggettività.

Un ‘nudo artistico’ per me vuol dire solo il solito corpo femminile che viene utilizzato a piacimento dell’uomo per sollazzare le sue fantasie. Il fatto che ne siamo talmente invischiati da non riconoscerlo come tale è solo la riprova del fatto che dovremmo proprio cambiare marcia.


Ultima cosa: se lo fa una donna, allora vuol dire che è ok. Per il piccolo paragrafo su come si legge un'immagine, spero di aver spiegato come non è solo chi punta gli occhi (maschio o femmina), ma come viene costruita la fotografia a cambiare effettivamente le cose. Se l’autrice avesse puntato la macchina fotografica su di sé, credo il significato delle immagini sarebbe cambiato e di molto, perchè sarebbe stata lei in controllo del suo potere erotico.

Il fatto che l’autore sia donna non garantisce che quel particolare lavoro sia scevro da machilismo. Anche noi donne possiamo essere ingiuste le une con le altre.


#calendario #codacons #cartoline #teladoiolaresilienza


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